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  • in un contatto con un fiore

    Sin tanto che gli ostacoli ostruiscono la vostra mente, non potete entrare in contatto con un fiore. Molti di voi si sono chiesti: “Perché mai Gautama tiene alto quel fiore? Che senso avrà il suo gesto?”. Ma, se la vostra mente è intasata da tali pensieri, non potete sperimentare realmente il fiore. Amici, perdervi nei pensieri vi impedisce di entrare in contatto con la vita. Il loto nella mia mano è reale solo per quelli di voi che dimorano in consapevolezza nel momento presente. Finché non sarete ritornati al momento presente, il fiore non esisterà davvero.

    Thich Nhat Hanh

  • il problema dell'altro è anche il tuo

    Un topo, guardando da un buco che c’era nella parete, vide un contadino e sua moglie che stavano aprendo un pacchetto. Pensò a cosa potesse contenere e restò terrorizzato quando vide che dentro il pacchetto c’era una trappola per topi.

    Corse subito nel cortile della fattoria per avvisare tutti: “C’è una trappola per topi in casa, c’è una trappola per topi in casa!” La gallina che stava raspando in cerca di cibo, alzò la testa e disse: “Scusi, signor topo, io capisco che è un grande problema per voi topi, ma a me che sono una gallina non dovrebbe succedere niente, quindi le
    chiedo di non importunarmi.”

    Il topo, tutto preoccupato, andò dalla pecora e le gridò: “C’è una trappola per topi in casa, una trappola!!!”
    “Scusi, signor topo, – rispose la pecora – non c’è niente che io possa fare, mi resta solamente da pregare per lei. Stia tranquillo, la ricorderò nelle mie preghiere.”

    Il topo, allora, andò dalla mucca, e questa gli disse: “Per caso, sono in pericolo? Penso proprio di no!”
    Allora il topo, preoccupato ed abbattuto, ritornò in casa pensando al modo di difendersi da quella trappola.

    Quella notte si sentì un grande fracasso, come quello di una trappola che scatta e afferra la sua vittima.

    La moglie del contadino corse per vedere cosa fosse successo, e nell’oscurità vide che la trappola aveva afferrato per la coda un grosso serpente. Il serpente velenoso, molto velocemente, morse la donna.
    Subito il contadino, la trasportò all’ospedale per le prime cure: siccome la donna aveva la febbre molto alta le consigliarono una buona zuppa di brodo.

    Il marito allora afferrò un coltello e andò a prendere l’ingrediente principale: la gallina.

    Ma la malattia durò parecchi giorni e molti parenti andavano a far visita alla donna.

    Il contadino, per dar loro da mangiare, fu costretto ad uccidere la pecora.

    La donna non migliorò e rimase in ospedale più tempo del previsto, costringendo il marito a vendere la mucca al macellaio per poter far fronte a tutte le spese della malattia della moglie…

    Il mondo non va male per la malvagità dei cattivi, ma per l’indifferenza dei buoni.

  • come si diventa vecchi

    Non si diventa vecchi perché ci è caduto addosso un certo numero di anni: si diventa vecchi perché si sono abbandonati i propri ideali.
    Gli anni solcano la pelle, rinunciare al proprio ideale solca l’anima.
    Le preoccupazioni, i dolori, i timori e la disperazione sono i nemici che lentamente ci piegano verso la terra e ci fanno diventare polvere prima della morte. 
    Giovane è colui che è capace di stupore e meraviglia.
    Come il bambino insaziabile egli si domanda: e poi?
    Egli sfida gli avvenimenti e trova gioia nel gioco della vita.
    Voi siete giovani quanto lo è la vostra fede, vecchi come il vostro dubbio.
    Giovani come la vostra speranza, vecchi quanto il vostro abbattimento.
    Rimmarete giovani finché vi conserverete recettivi, recettivi a ciò che è bello, buono e grande.
    Recettivi ai messaggi della natura, dell’uomo, dell’infinito.
    ( Douglas Adams )

  • i quattro mantra dell'amore

    #margheritamessa #angolozen

    Per dimostrare vero amore dobbiamo renderci disponibili.

    #iquattromantradellamore

    Quando amate qualcuno, dovete essere veramente presenti per l’altro. Ho conosciuto un bambino di dieci anni al quale il padre aveva chiesto cosa desiderasse per il suo compleanno. Il bambino non seppe rispondere: il padre era ricco e avrebbe potuto permettersi di comprargli qualsiasi cosa. Ma il ragazzino disse soltanto: ‘Papà, voglio te!’. Il padre era sempre troppo occupato e non aveva tempo per la moglie e i figli. Per dimostrare vero amore, dobbiamo renderci disponibili. Se quel padre imparasse a respirare consapevolmente e a essere presente per suo figlio, potrebbe dire: ‘Figlio mio, sono veramente qui per te’.

    Il dono più grande che possiamo fare agli altri è la nostra vera presenza. Sono qui per te è un mantra da pronunciare in perfetta concentrazione. Se siete concentrati, corpo e mente uniti, si rivelerà una vera presenza e qualsiasi cosa diciate diverrà un mantra. Non è necessario usare mantra sanscriti o tibetani, potete usare la vostra lingua: ‘Caro, sono qui per te’. E se sarete davvero presenti, il mantra compierà un miracolo. Voi, l’altra persona, la vita stessa diventeranno reali in quel momento. In questo modo, porterete felicità a voi stessi e all’altro.

    So che ci sei e sono molto felice è il secondo mantra. Quando guardo la luna, respiro profondamente e dico: ‘Luna piena, so che ci sei e sono molto felice’. Faccio lo stesso con la stella del mattino. La scorsa primavera ero in Corea e camminavo consapevolmente tra le magnolie. Guardai un fiore di magnolia e dissi: ‘So che ci sei e sono molto felice’. Essere lì davvero e comprendere che anche l’altro è lì è un miracolo. Se, contemplando un tramonto, ci siete davvero, lo riconoscerete e lo apprezzerete profondamente. Guardando il tramonto, mi sento molto felice. Ogniqualvolta siete davvero lì, potete riconoscere e apprezzare la presenza dell’altro: la luna piena, la stella polare, le magnolie e la persona che amate di più.

    Prima di tutto praticate l’inspirazione e l’espirazione profonda, per recuperare voi stessi, poi sedetevi vicino alla persona che amate e, in quello stato di profonda concentrazione, pronunciate il secondo mantra. Sarete felici voi e l’altro insieme. Questi mantra si possono praticare nella vita quotidiana, ma perché funzionino davvero, dovete praticare la consapevolezza del respiro, la meditazione seduta e camminata, di modo da rendere la vostra presenza una vera presenza.

    Il terzo mantra è: Caro, so che soffri. Ecco perché sono qui per te. Se siete consapevoli, noterete che la persona che amate soffre. Se, quando soffriamo, la persona che ci ama non se ne rende conto, soffriamo di più. È sufficiente praticare il respiro profondo e sedersi vicino, dicendo: ‘Caro, so che soffri. Ecco perché sono qui per te.’ e la sola presenza allevierà molta della sua sofferenza. Siete in grado di farlo qualsiasi sia la vostra età, anche se siete dei bambini.

    Il quarto mantra è il più difficile. Si deve praticare quando siete voi a soffrire e credete che la persona che amate sia la causa della vostra sofferenza. Il mantra è: Caro, soffro. Per favore, aiutami. Sono solo cinque parole, ma sono molte le persone che non sono in grado di pronunciarle a causa del loro orgoglio. Se qualcun altro avesse fatto o detto quella cosa, non soffrireste così tanto. Ma proprio perché è stata la persona che amate, vi sentite profondamente feriti. Vorreste solo andare a piangere nella vostra stanza. Ma se l’amate veramente, quando soffrite tanto, dovete chiedere il suo aiuto, dovete vincere l’orgoglio.

    In Vietnam c’è la storia famosissima di un marito che dovette andare in guerra, lasciando la moglie che era incinta. Tre anni dopo, fu congedato e poté tornare a casa. La moglie andò ad accoglierlo all’ingresso del villaggio, portandosi il figlioletto. Quando marito e moglie si videro, non riuscirono a trattenere le lacrime. Si sentirono grati verso gli antenati che li avevano protetti, perciò il giovane chiese alla moglie di andare al mercato a comprare frutta, fiori e altre offerte da porre sull’altare degli antenati.

    Mentre lei era a fare spesa, il giovane chiese al bambino di chiamarlo papà, ma il figlio rifiutò: ‘Signore, voi non siete il mio papà. Il mio papà veniva ogni sera e la mamma parlava con lui e piangeva. Quando la mamma si sedeva, anche papà si sedeva. Quando la mamma si coricava, anche papà si coricava’. Nell’udire queste parole, il cuore del giovane si fece di pietra.
    Quando la donna tornò, egli non riusciva nemmeno a guardarla. Offrì i frutti, i fiori e l’incenso agli antenati, fece le prosternazioni e, poi riavvolse il materassino, senza permettere alla moglie di compiere gli stessi riti, poiché non la considerava degna di presentarsi davanti agli antenati. Ella non comprese il perché di quel modo di agire. Nei giorni successivi, il marito non rimaneva a casa, andava a bere e non tornava che a notte fonda. Alla fine, dopo tre giorni di quella vita, ella non riuscì più a sopportare la situazione e si buttò nel fiume, annegando.

    La sera stessa del funerale, quando il padre accese la lampada a kerosene, il bambino esclamò: ‘Ecco il mio papà!’ e indicava l’ombra che il padre proiettava sul muro. ‘Così veniva papà ogni sera e la mamma parlava e piangeva con lui. Quando la mamma si sedeva, anche lui si sedeva. Quando la mamma si coricava, anche lui si coricava’. ‘Caro, da quanto tempo sei lontano. Come farò a crescere tutta sola il nostro bambino?’ diceva piangendo alla sua ombra. E una sera che il bambino le chiese chi e dove fosse suo padre, ella indicò la sua ombra sul muro e disse: ‘Ecco tuo padre’. Sentiva così tanto la sua mancanza!

    D’improvviso il giovane padre comprese, ma era troppo tardi. Se appena il giorno prima fosse riuscito ad andare dalla moglie a dirle: ‘Cara, soffro tanto. Nostro figlio parla di un uomo che veniva ogni sera, con cui parlavi e piangevi, che si sedeva quando tu ti sedevi. Chi è?’ la donna avrebbe avuto la possibilità di chiarire la situazione. Ma non l’aveva fatto, per orgoglio. Lo stesso era stato per la donna. Anche lei si era sentita ferita profondamente dal comportamento del marito, ma non aveva chiesto il suo aiuto. Avrebbe dovuto praticare il quarto mantra: ‘Caro, soffro tanto. Per piacere, aiutami. Non capisco perché non mi guardi e non parli con me. Perché non mi permetti di prosternarmi agli antenati? Ho fatto qualcosa di male?’. Se lo avesse fatto, il marito le avrebbe riportato le parole del bambino. Ma anch’ella, prigioniera del suo orgoglio, non chiese nulla.

    Nel vero amore, non c’è posto per l’orgoglio. Non cadete nella stessa trappola. Quando vi sentite feriti dalla persona che amate, quando soffrite per causa sua, ricordate questa storia. Non agite come la madre e il padre del bambino. Non fatevi bloccare dall’orgoglio, praticate il quarto mantra: ‘Caro, soffro. Per piacere, aiutami’. Se realmente pensate che l’altro sia la persona che più amate nella vita, dovete farlo. Quando l’altro udrà le vostre parole, tornerà a se stesso e praticherà lo sguardo profondo. Insieme potrete risolvere la questione, riconciliarvi e dissolvere quella percezione.

    ( Thich Nhat Hạnh )

  • il vero valore della felicità

    “Un maestro spirituale che predicava continuamente l’importanza di staccarsi dalle cose materiali, venne invitato assieme ai suoi discepoli a una fiera dell’artigianato, con oggetti provenienti da tutti i continenti. Entrato nel primo padiglione, il maestro ci rimase il triplo del tempo impiegato dagli altri per guardare gli oggetti esposti. Stupiti, i discepoli tornarono indietro per capire perché ci mettesse tanto e lo trovarono che ammirava incantato tutti gli oggetti esposti, uno per uno. “ Maestro ”, dissero i discepoli, “ tu che parli tanto di spiritualità e di distacco, come mai ti sei fermato tanto davanti a questi oggetti? ” Sorridendo, il maestro li guardò negli occhi e rispose: “ Cari discepoli, avete ragione. Il fatto è che sono veramente stupefatto dal vedere la quantità di cose materiali che non mi servono per essere felice ”.

    “Ti amo ma sono felice anche senza di te”.

  • la vita è bella

    A noi tutti viene insegnato di fuggire da se stessi per trovare un posto nel mondo, mentre il ricercatore fugge in se stesso per trovare la fonte della vita.
    A tutti noi viene insegnato di essere istruiti, ci vengono insegnati i nomi dei fiori, degli alberi, ma non come entrare in comunicazione con loro, non ad entrare in sintonia con l’esistenza.
    La vita e’ un mistero non accessibile a coloro che vogliono sempre analizzare, selezionare.
    E’ invece un mistero accessibile a coloro innocenti, che sono disposti ad innamorarsene e danzare con lei.
    Se vivi nell’inconsapevolezza la vita è un’esperienza difficile, un’agonia.
    Se vivi in consapevolezza la vita è un’opportunità, una meravigliosa avventura da vivere momento per momento in un territorio senza mappe.
    A cosa servono questi alberi verdi
    a cosa serve il canto di un uccello,
    a cosa serve il sorgere del sole,
    a cosa serve una notte stellata?
    Qual è lo scopo di tutto questo?
    Nessuno.
    Per questo la vita è così bella!
    (Osho)

  • mangiare un mandarino con consapevolezza

    Bambini, dopo avere sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza.

    Il mandarino che Nandabala mi ha offerto aveva nove spicchi. Li ho messi in bocca uno per uno in consapevolezza e ho sentito quanto sono splendidi e preziosi. Non ho dimenticato il mandarino, e così il mandarino è diventato qualcosa di molto reale. Se il mandarino è reale, anche chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza.

    Bambini, cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza.

    Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, non sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza.

    Così facendo, non potete apprezzarne la natura splendida e preziosa. Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale. Se il mandarino non è reale, neppure chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza.

    Bambini, mangiare il mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con ciò che mangiate. La vostra mente non rincorre i pensieri riguardo allo ieri o al domani, ma dimora totalmente nel momento presente. Il mandarino è totalmente presente.

    Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora.

    Thich Nhat Hanh

  • qualsiasi eccesso è sbagliato

    #margheritamessa #angolozen

    Qualsiasi eccesso è sbagliato. Per quanto una cosa sia piacevole, se esageri smette di darti piacere e, al contrario, ti causa dolore.

    #storiellayogananda

    Un uomo che viveva nelle fredde distese dell’Alaska aveva assaggiato alcuni squisiti chicchi d’uva dolce che gli aveva spedito un amico di Fresno, in California. L’uomo si innamorò a tal punto dell’uva che trovò un lavoro a Fresno, dove crescevano in abbondanza tutti i tipi di uva, e lasciò per sempre l’Alaska. L’uomo dell’Alaska, al suo arrivo a Fresno, fu invitato a casa di un amico, e una giovane donna gli portò un grappolo di quell’uva che tanto amava.

    Era quasi fuori di sé dalla gioia e, mentre si affrettava a masticare e trangugiare i chicchi d’uva, disse con un gorgoglio: «Oh, grazie, dal profondo del mio cuore, grazie. Ho lasciato l’Alaska per questi grappoli d’uva». «Allora, signore, avrà tutta l’uva che vuole. Sono la proprietaria di un vigneto e le porterò tutti i giorni uva in abbondanza» disse la donna. Il giorno dopo, all’alba, la giovane si presentò alla porta dell’uomo ghiotto d’uva, con una grande quantità di grappoli. L’uomo, che non aveva ancora digerito tutta l’uva trangugiata la sera prima, uscì di casa sbadigliando. Esultò di gioia al pensiero di rimpinzarsi di tutti quei grappoli d’uva che la donna gli aveva portato. «Oh, che meraviglia avere così tanta uva! Sono davvero fortunato. Grazie, grazie!» esclamò.

    Per gentilezza assaggiò qualche chicco d’uva in presenza della donna, nonostante sentisse in bocca il sapore dell’uva che non aveva ancora digerito dalla sera precedente. Quando la giovane se ne andò, l’uomo guardò l’uva con occhi avidi e pieni di ammirazione. Passò un’ora, poi ricominciò a mangiarla. Per tutto il giorno non fece altro che ingozzarsi di uva, uva, uva. Il giorno dopo, al sorgere del sole, la giovane donna si presentò con una quantità ancora maggiore dei grappoli migliori del suo vigneto e chiamò a gran voce l’uomo dell’Alaska. Mezzo addormentato, con un entusiasmo leggermente smorzato e una punta di irritazione per essere stato svegliato dal sonno profondo, ma con un sorriso cortese sul volto, l’uomo accolse i grappoli e la donna: «Salve, gentile signora, grazie per questi stupendi grappoli d’uva». Il terzo giorno, come al solito, la donna gli portò una grossa quantità d’uva.

    L’uomo, mezzo addormentato e con un mezzo sorriso, la salutò e le disse: «Signora, è molto gentile da parte sua offrirmi questi grappoli d’uva, ma ne ho ancora un po’ di quelli di ieri». Il quarto giorno, la donna andò nuovamente a trovarlo con una grande quantità d’uva. L’uomo si svegliò controvoglia e la salutò senza un sorriso, dicendo: «Oh, ancora uva! È molto gentile da parte sua portarmela, ma ne ho a sufficienza». La donna, tuttavia, non credendogli e pensando che non volesse approfittare della sua generosità, il quinto giorno gli portò più uva che mai e bussò alla sua porta. L’uomo saltò fuori dal letto come se avesse visto un fantasma e urlò: «Che orrore! Uva, uva e ancora uva! Mio Dio, ancora uva!». La donna sorrise e gli disse: «Mi fa piacere sapere che odia l’uva. Spero che non mi priverà mai più dei miei preziosi grappoli».

  • ognuno trova ciò che è

    Un giorno, un vecchio saggio era ai bordi di un’oasi di approvvigionamento per cammelli. Si trovava alle porte del del Medio Oriente. Di sovente capitava che si fermassero dei viandanti a chiedere informazioni sul posto. Un giorno, un giovane gli domandò: “Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?”

    Il vecchio saggio rispose con una domanda: “Come erano gli abitanti della città da cui venivi?”
    Il giovane disse: “Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là”.
    “Così sono gli abitanti di questa città!”, gli rispose il vecchio saggio.

    Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all’uomo e gli pose la stessa domanda:
    “Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?”
    L’uomo rispose di nuovo con la stessa domanda: “Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?”.
    “Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!”.
    “Anche gli abitanti di questa città sono così!”, rispose il vecchio saggio.

    Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all’abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero: “Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone? “Figlio mio”, rispose il saggio, “ciascuno porta nel suo cuore ciò che è”.
    Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell’altra città,troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perché, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore

  • lamicizia

    E un giovane disse: «Parlaci dell’amicizia». Ed egli rispose dicendo:
    «Il vostro amico è il vostro bisogno soddisfatto. È il vostro campo che voi seminate con amore e mietete con riconoscenza. È la vostra mensa e il vostro cantuccio del focolare. A lui infatti vi presentate con la vostra fame e lo cercate per trovare la pace. Quando il vostro amico vi dice quello che realmente pensa, anche voi non avete paura di dire quello che pensate: sia esso un “no” o un “sì”. E quando egli tace, il vostro cuore non smette di ascoltare il suo cuore; poiché nell’amicizia tutti i pensieri, tutti i desideri, tutte le attese nascono senza parole e sono condivisi con inesprimibile gioia.
    Quando vi separate dal vostro amico, non rattristatevi; poiché ciò che più amate in lui può essere più chiaro in sua assenza, così come lo scalatore vede meglio la montagna guardandola dalla pianura.
    E non vi sia altro scopo nell’amicizia che l’approfondimento dello spirito. Perché l’amore che cerca qualcos’altro oltre la rivelazione del proprio mistero non è amore ma una rete gettata in mare: e solo ciò che è inutile viene preso. E il meglio di voi sia per il vostro amico. Se egli deve conoscere il riflusso della vostra marea, fate in modo che ne conosca anche il flusso. Perché, cos’è il vostro amico se lo cercate solo per ammazzare il tempo? Cercatelo invece sempre per vivere il tempo! Spetta a lui, infatti, colmare il vostro bisogno, ma non il vostro vuoto. E nella dolcezza dell’amicizia ci siano l’allegria e la condivisione della gioia. Perché nella rugiada delle piccole cose il cuore trova il suo mattino
    e ne è rinfrescato».
    ( K. Gibran )